Mentre arriva un temporale

di dezzie86

La vedo che mi guarda e muove la bocca. Non la sento.
«…acendo?», sono le uniche lettere che mi arrivano all’orecchio liberato dagli auricolari.
«Come, signora?»
«Cosa stai facendo?», mi richiede col sorriso. È seduta sulla panchina poco distante, ha al guinzaglio un cane.
Non so se mi va di risponderle, ma lo faccio lo stesso.
«Solo qualche foto. Sono solo curioso»
Fa un cenno con la testa, mi sorride di nuovo. Poi accarezza il suo cane e torna a guardare l’orizzonte. In lontananza, si sentono i tuoni.
Torno a guardare la scalinata di mattoni rossi dove una volta si veniva a fumare, all’intervallo. Io non fumavo, ma ogni tanto tornavo a casa che sapevo di ciminiera.
Ho in mano un tipo di cellulare che quando venivo a sedermi qui neanche esisteva. Ne avevo uno molto più piccolo: lo schermo era grande come un pollice messo in orizzontale. È strana la storia dei cellulari: prima dei mattoni che ci potevi tirare su un muretto, poi sempre più piccoli, ora degli schermi televisivi. Bho.

Comunque mentre si veniva qui a fumare, si usava lo sbianchetto per scrivere sui mattoni rossi. Adesso magari lo spiego meglio alla signora, ma mi accorgo che se n’è andata. Ovviamente non ci sono più quelle che abbiamo lasciato noi, lavate via dalla pioggia e dagli anni. Ce ne sono altre, sempre stupide e melense. Tvb. Tvumdb. Sti cazzi, però era divertente.
Mi chiedo quanti di quelli che si sono giurati amicizia e amore per l’eternità si sentano ancora.
Mentre sto per inforcare di nuovo la bicicletta, mi accorgo della ragazza seduta in penombra, vicino al corridoio della palestra. Quante volte avrò fatto quel corridoio? E chi lo sa.
Si accorge anche lei di me, e la saluto. Mi sorride. Sta fumando. Mi avvicino e mi invita a farle compagnia.
«Sei venuto a fare un giro al parco?»
«Sì. Cioè, venivo a scuola qui»
«Che culo»
La guarda un attimo, non so se sta scherzando o dicendo sul serio. Sorrido.
«Sei vecchio, quindi»
«Dipende. Rispetto a te, sicuramente sì»
Lei si stringe nelle spalle. Faccio anche io un tiro e mi alzo per andarmene.
«Un giorno, forse, tornerai qui anche tu a passeggiare», le dico.
«Non credo proprio»
Le sorrido e la saluto. Lei scuote la testa e alza una mano.

In fondo alla via c’è un bar. Fuori, due tavoli e tre anziani che parlano del Milan e dell’Inter.
Mi fermo, lego la bici ed entro. Mi guardano strano.
«Prendi qualcosa?»
Non lo so. Rispondo nella maniera più semplice. «Quello che hanno preso loro», dico, indicando gli anziani di fuori.
Il barista mi guarda e ride. «Cosa ci fai qui?»
«È la malinconia. Credo.»
Mi porta quello che ho ordinato. Lo bevo tutto d’un fiato. Mi brucia le budella, ma non me ne frega niente.
Fuori i tuoni si fanno sempre più intensi. Uno degli anziani che sta sproloquiando mi vede.
«Non sei un po’ troppo giovane per stare qui?»
«Dipende», gli rispondo.
Mi rimetto sulla strada, il vento freddo mi fende la faccia.
«Rispetto a voi, sicuramente sì.»

scuola

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