I soli del sabato mattina

Il ragazzo dietro il bancone ha sempre un sorriso triste.
Sempre lì da anni, ogni volta che cerco un libro lui c’è, con quel sorriso lì. Saluta me, un’anziana che chiede se stanno chiudendo, ma no si figuri signora, si prenda il suo tempo. Sempre col sorriso triste.

Come tutte le volte ci metto molto a scegliere e c’è un via vai di poche persone, ma noto che sono sempre tutte uguali: i soli del sabato mattina.
Hanno tutti la barba, vestiti poco curati, scarpe un po’ rovinate. Si tuffano nelle trame dei libri per non doversi incrociare, si immaginano un weekend di fuoco popolato di nuove parole di scrittori già letti o sconosciuti.
Nessuno di loro ha mai la fede al dito. Nessuno di loro ha qualcuno che lo ha accompagnato. C’è solo una Wolkswagen verde pallido fuori, nel primo sole primaverile.

Ho scelto. Il sorriso triste è sempre lì. Infila il libro in una busta di carta anonima, che mi ricorda quelle che usano negli States per l’alcol.
«Mi devo vergognare di McCarthy?», commento indicando la busta.
Il ragazzo fa sempre quel sorriso. Figurati, mi dice. Sono dodici euro. Mentre aspetto il resto uno dei soli si mette in fila dietro di me.
Saluto il ragazzo della libreria che rivedrò tra qualche mese, e avrà sempre quella faccia. Sbircio il tipo in fila, sta usando il cellulare. Ovviamente sta guardando un’app di scommesse. Altach-Mattersburg? 1 fisso, direi.

Poi mi incammino verso un altro weekend di fuoco.
È la felicità dei soli, penso.

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