Arrivano

Sono seduti a pochi metri dal bagnasciuga. La sabbia si incastra nascondendosi tra le dita dei piedi.
Il mare ha lo stesso colore del cielo: il grigio metallo è ormai il colore dominante.
«Quanto ti manca fare un bagno?», chiede lei con la testa appoggiata alla sua spalla.
«Un po’», le risponde lui, sorridendo a metà.
Buttarsi in mare non è nemmeno più vietato, sarebbe semplicemente da folli farlo. Lui ripensa a quel luogo tanto tempo fa, quando ci andava in vacanza. Tossisce.
Lei appoggia il mento al suo braccio e lo guarda mestamente, con i suoi occhi neri.
«Fra quanto saranno qui?»
Lui lo sa, fin troppo bene lo sa, ma non vuole spaventarla. Lo è già abbastanza.
«Non lo so. Fra un po’. Forse c’è ancora un po’ di tempo»
Dalle loro spalle arriva una folata di vento: ormai l’odore del gas non lo sentono quasi più. Lei si gira alzando il bavero del cappotto consunto. Dietro di loro i piloni dell’autostrada si stagliano contro il cielo plumbeo. Dalla strada sopra non proviene alcun rumore.
«Vorrei averti conosciuto prima», le confessa.
«Quando c’era il Tempo. O anche solo per stare ancora un po’ qui a guardare il mare, quando c’era ancora il sole».
Lei arrossisce e gli prende la mano.
«Mi dispiace». Gli dà un bacio sulla guancia e si alza. È ora di andare.
Lui la segue con lo sguardo per l’ultima volta. Lei però non lo sa.
«Quindi non rischi proprio?», lo sorprende, girandosi e indicando il mare.
«Forse alla Fine. Capirò quando è il momento. Almeno credo».
Un sorriso splendente. L’unica cosa bella che è rimasta.

La Sirena suona alle 15.23.
Lui è ancora seduto lì. Sta aspettando.
Gli alberi del piccolo bosco dietro la spiaggia cominciano a muoversi. Chiude gli occhi per un momento e poi si alza. Ha le gambe indolenzite.
Comincia a spogliarsi e il freddo gli punge la pelle bianca. Sente il loro vociare, i passi pesanti. Sotto ai piedi, la sabbia fredda. La sabbia non dovrebbe mai essere fredda, pensa. Tocca con la punta delle dita l’acqua calda, quasi bollente, come la doccia che gli piaceva fare d’inverno.
Si immerge piano piano, e sente di essere osservato. Quando arriva all’altezza del bacino si ferma. Sorride per un attimo, ricordando quando da bambino, arrivato a quel punto, gli scappava sempre la pipì. Allora si volta e li vede. Sono in fila sulla spiaggia, di fianco ai suoi vestiti. Lo guardano incuriositi e straniti per la sua scelta.
Comincia a sentire le prime fitte ai muscoli delle gambe. Fa un bel respiro e fa ancora quattro passi indietro. Riesce a contare le figure sulla spiaggia: sono trenta. Mentre l’acqua gli raggiunge il collo, poi il mento e infine gli occhi, pensa per un momento che sarebbe bello stringerle la mano adesso.
In lontananza, strilla un gabbiano.
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