Allora ci vediamo, eh

di Ste Porta

Oh Sergio, non ho tempo di scriverti,
Ma un giorno o l’altro mi rincontrerai:
Ci appoggeremo sui gomiti
Quando il sole viene giù,
Mi accadrà di sorridere,
Come non speravo più…
E l’occhio azzurro avrà un momento
Uguale all’occhio blu.

Sono seduti di fianco a me in metropolitana, mentre il rumore dei vagoni irrompe prepotente dai finestrini aperti.
Hanno poco più di quarant’anni e parlano dei figli, della loro scuola, ma soprattutto stanno dicendo una cosa senza dirla, solo per il fatto di essere lì a dirsi quelle cose: di quanto sia fugace il tempo.

Mentre parlano dei fatti loro penso a quanto poco tempo abbiamo per coltivare le nostre amicizie, per darci pacche sulle spalle, per vedersi anche solo un pomeriggio a ricordare di quando giocavamo a volo in giardino o all’oratorio, quando il pallone finiva immancabilmente dalla vicina o in strada.
Mi chiedo anche quanto tempo abbiamo perso quando in realtà lo avevamo. Quanti “non ho voglia”, “ho da fare”, “facciamo la prossima volta” abbiamo detto anche quando potevamo benissimo lasciar stare le cose inutili che stavamo facendo. Forse è una specie di contrappasso: più tempo abbiamo buttato via prima, meno te ne concedono ora.

Penso a tutti voi, a dove potreste essere, in cosa siete occupati, se state pensando anche voi a tutte quelle volte che potevamo vederci e non l’abbiamo fatto.
Mentre i due parlano della spesa e dell’assicurazione della macchina, vado a rileggere i tuoi messaggi. Non lo facevo da tanto, mi accorgo. Ancora il tempo.
Sembra passata un’eternità quando i due si salutano, ma invece sono stati lì solo un paio di minuti, il tempo di fare due fermate. Mi accorgo da quello che dicono che sono amici di vecchia data, di quando ancora avevano i capelli. Quello più basso se ne va dicendo: «Allora ci vediamo, eh».

Prima che io possa pensare a lei e all’ultima volta che glielo dissi andandomene più di tre anni fa, l’uomo basso si rigira verso l’amico, a metà tra la banchina e il vagone della metro, aggiungendo una frase che potrebbe essere benissimo il titolo di una canzone o di un film.
E che forse, ci dà il senso di tutte le cose.
«Magari in primavera».

Metropolitana

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