Cinque a mezzanotte

La lancetta si sposta.
Il rumore che fa dentro all’orologio a muro viene coperto dalla folla del bar e dal tintinnare del ghiaccio nel bicchiere.
C’è un ragazzo al bancone, in mano ha un gin tonic annacquato delle grandi occasioni. Alza gli occhi e nota che mancano cinque minuti a mezzanotte. Scuote la testa e fa ruotare in senso inverso il ghiaccio nel gin.
«Signore, la stanno aspettando.»
Non capisce subito, ma si fida. Mentre si alza dà un occhio all’orologio: quattro a mezzanotte. Come passa il tempo.
Segue il tipo verso un tavolo e la vede nel suo vestito blu che lo guarda sorridendo. Perde un tempo di respiro, come quella volta che lo colpirono con una pallonata sul fianco. Le si siede di fronte, mentre lei si aggiusta i capelli con un leggero movimento verso destra.
«Sorpreso di vedermi qui?» Quando inizia una frase, spesso ha la voce un po’ roca. Lui si muove irrequieto sulla sedia.
«Bhe, direi di sì. Non dovresti essere da tutt’altra parte?»
Gli fa cenno di sì. Mentre lo fa, i suoi seni si muovono sotto il vestito. Adesso definirlo “irrequieto” sarebbe una stronzata.
Lei continua a fissarlo ed è come se lui avesse nello stomaco della lava.
«Allora visto che sei qui, ecco… Volevo dirti che, insomma… Mi sa che mi s…»
Qualcuno lo strattona da dietro. Ma chi è che rompe i co

«…glione! Oh, coglione, muoviti che ci siamo!»
Andrea lo strattona un’altra volta. È ancora seduto al bancone, l’orologio segna due a mezzanotte.
Si alza e segue gli altri nella folla. Sorrisi, abbracci.
Al tavolo di prima c’è una coppia che ride.
Tre, due, uno, boom!
Tanti auguri. Gli cade il gin tonic.
Tanto faceva cagare.

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