Interstellar – Perché (non) mi ha deluso

interstellar1Interstellar è un film impressionante, sotto molti aspetti: visivo, iconico, fotografico, inventivo.
Non è un film di comprensione immediata, ma neanche complicato come furono Inception o Memento. La nuova fatica di Nolan mi è piaciuta? Sì. Mi ha deluso? Anche.

No, non sono diventato bipolare tutto d’un botto, ma Interstellar tocca molti punti buoni e altri meno buoni della fantascienza in generale e della cinematografia di Nolan, che è uno dei registi migliori degli ultimi 20 anni.
Partiamo da un aspetto sicuramente positivo: Interstellar è visivamente magnifico. La resa dei pianeti della galassia sconosciuta ma soprattutto del buco nero sono da togliere il fiato: mi sono ritrovato a stringere i braccioli della poltrona quando Cooper e compagnia entrano nel wormhole e rispuntano dall’altra parte.
Chiaramente Nolan cita e raccoglie a piene mani da 2001: Odissea nello spazio: le sequenze quasi oniriche del finale, i primissimi piani degli astronauti, le musiche inquietanti, robot che sono praticamente umani – anche se la sostanziale differenza tra HAL 9000 e i robot di questo film non devo certo spiegarvela io – sono un chiaro tributo alla creatura di Kubrick.

interstellar2Nonostante queste sequenze, però, c’è qualcosa che non sembra di Nolan: la banalità nello scegliere l’amore e il calore umano come risoluzione di tutto. Il regista – ma sopratutto suo fratello sceneggiatore – ci hanno abituato negli anni a soluzioni molto più complesse, sempre però riferite a una morale più alta che ci porta a riflettere ogni volta che usciamo dalla sala.
Interstellar è fantastico nella prima parte, devastante nel raccontare il trascorrere del tempo, il senso di responsabilità e della conseguente struggevole perdita: al di là di tutte le obiezioni scientifiche che gli si possono imputare (in cui non mi addentro, essendo profondamente ignorante in tema), Nolan ci regala dei momenti che sì, si possono riconoscere nel suo modo di fare cinema. Le clamorose ellissi temporali create apposta per disorientarci – quanto tempo passa dall’addio di Cooper alla figlia alla partenza per lo spazio? – e la riflessione sul tempo, lo spazio, le dimensioni che regolano la nostra vita sono un motivo più che valido per guardare questo film e rimanerne estasiati.

Poi però la pellicola si perde in facili soluzioni, come Murph che diventa la salvatrice del mondo, la risoluzione “buonista” di tutto il film, il probabile amore da “Adamo ed Eva” di Cooper e Brand sul nuovo, ospitale pianeta.
Interstellar è sicuramente un buon film, che lascia a bocca aperta per l’incredibile fantasia dei due sceneggiatori e per la solita abile regia di Nolan, ma che lascia un po’ perplessi dal punto di vista della cosidetta morale e del lato emotivo del messaggio che il film vuole veicolare.

interstellar3Questa pellicola (lo dico da grande estimatore di Nolan) non rientra nei suoi 3 migliori film: non voglio dire che dovesse essere per forza complicato come Memento, profondo come The Dark Knight o meraviglioso – nei suoi molteplici significati – come Inception, ma credo che le riflessioni sull’Amore legate al concetto fisico-(fanta)scientifico che permeano il film avrebbero potuto essere molto più articolate e significative di come è stato fatto.

Detto questo, tanto di cappello a Nolan e fratello per aver inventato – o comunque re-inventato – una storia che lascia chi guarda incollato allo schermo per 3 ore e che soprattutto getta nuova luce su un filone cinematografico fin troppo bistrattato negli ultimi tempi.

“La legge di Murphy non significa che succederà una cosa brutta, ma che tutto quello che può accadere, accadrà.”

P.s. Comunque Anne Hathaway la preferisco leggermente così.  Ma leggermente, eh.
Dark Knight Rises