Un avvenire disperato

Se sei felice non preoccuparti: passerà.

Mese: gennaio, 2014

Da diciotto a ventisette

All’improvviso hanno tutti 18 anni.

Sono ipnotizzato dal suo culo che si muove davanti a me. Dest-sinist. Sinist-dest.
Cammino con gli altri semi-trentenni in mezzo alla gioventù, e il suo culo è lì che mi parla.

VENTISETTE
Mi rimbomba nel cervello come un vulcano in eruzione. 9 anni fa ero come voi, purtoppo o per fortuna non lo sono più. Mi passa di fianco una biondina, ha il tuo stesso profumo, quello che tenevi in bagno sopra il lavandino. O era in camera tua, sopra la scrivania? Non ricordo.

VENTISETTE
Il fiume del tempo ha portato via quella volta in palestra, sul materasso gigante e la tua magliettina bianca, il pomeriggio prima di Istanbul e io che ti promettevo che avremmo vinto.
Il tempo ha portato via l’agosto montanaro, il tuo sapore e quello là indemoniato che segna un gol nel preliminare il giorno del suo compleanno.
Foto sbiadite di una spiaggia, dei tuoi capelli scuri e di un foglio rosa che annuncia il ritorno dello Zar.
Memorie imprecise di aule di università, un prato in primavera e le risate che rieccheggiano nei corridoi.
La nenia di una canzone malinconica e tu che la canti in macchina, mentre mi guardi assonnata nel cuore della notte.

Il suo culo continua a sculettare davanti a me e io lì, insieme ad altri come me, ricordando “quella volta che”, con in mano coca cola affogata in un rum che manco al porto di Caracas, mentre voi chissà dove siete.

Mentre lei se ne va tra la folla ridendo con la migliore vita davanti, mi chiedo se i ricordi siano qualcosa che abbiamo o qualcosa che abbiamo perso per sempre (cit?).
Dest-Sinist, Sinist-Dest.

The World's End (Edgar White, 2013)

The World’s End (Edgar Wright, 2013)

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Il destino di non essere un Bomber

La vedo che corre affannata verso il treno mentre penso alla formazione da schierare al Fantacalcio.
Lo perde.
Arriva ai tornelli. Gneeeeeek: rosso.
Cambia lato del biglietto. Blink: verde.
Rischia di perdere la borsa, le scivola un piede. Suda.
Thereau o Pinilla?
Ha davanti a sè 20 metri, poi il treno.
5 metri. Si chiudono le porte. Il treno parte.

Le passo di fianco e la sento sbuffare.
Quanto ha perso per cambiare lato al biglietto? 3 secondi?
Ecco qual è la vera differenza: il tempismo. Cogliere l’attimo, carpe diem, je devi fà sentì la presenza.
Sono un pessimo tempista. Sempre sbagliato tutto, troppo presto, troppo tardi, troppo adesso. Puoi avere tutto il carisma e il fascino di questo mondo, ma senza tempismo sei nessuno.
Pinilla?
Guardate Pippo Inzaghi: incapace tecnicamente, eppure il pallone sbucava dal nulla e lui era lì. Ed era sempre gol. E non venitemi a dire che Inzaghi è bello.

Ripenso a lei, a come ride e al suo sguardo.
Dai, Thereau.
Pinilla segnerà, Thereau farà schifo: il destino di non essere un Bomber. Neanche al Fantacalcio.

Robinho_si_dispera

“Ma che cazzo ho sbagliato?”

Una promessa, la vita e Rose Tyler

Un viaggio era la promessa. Ecco cos’era quella cosa che doveva spezzare la vita di tutti i giorni.
Il tran-tran quotidiano finisce per ammazzarci, un giorno ci svegliamo e abbiamo i capelli bianchi, se mai li avremo ancora. Un giorno dirò: vado a giocare a calcetto con gli amici, per poi accorgermi che non ho più il fiato e che il mattino dopo faccio fatica a muovere la schiena (quello succede già ora, ma lasciamo perdere).

Vedo le foto, i filmati, e sono qui che smadonno perchè mi sono dimenticato ancora di fare l’abbonamento prima che iniziasse il mese. Sbaglio gli orari dei treni, dove cazzo ho messo il caricatore dell’iPhone? Stacco il 3G se no son fottuto.
Le cose semplici vanno bene – un giorno una ragazza mi definì “normale” – ma perchè è tutto così uguale? L’arte è stata inventata per evadere, il cinema è arte, le serie tv sono arte. Allora mi aggrappo alla biondina londinese Rose Tyler, che in un momento di lucidità esclama:

– Ma cosa faccio tutti i giorni, mamma? Cosa faccio? Mi alzo, prendo l’autobus, vado al lavoro, torno a casa, mangio patatine e vado a letto, tutto qui?
– E’ quel che facciamo tutti.
– Io non posso!
– Perchè sei migliore di noi?
– No! Ma lo era… era una vita migliore. Non ci si deve arrendere e basta, non si deve lasciar accadere le cose. Bisogna avere le palle di fare quello che è giusto fare quando gli altri scappano e io… non posso farlo.

Una promessa non mantenuta.
Saprò che l’avrà mantenuta solo quando vedrò le foto, i filmati, i sorrisi. E io qui come sempre, tutto uguale, i piedi congelati e la testa da un’altra parte.
Dove cazzo ho messo ‘ste cuffie di merda?

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Doctor Who – 1×13 “The Parting of the Ways”