Seduto su una panchina al sole

foto(1)Difficile capire da dove partire a scrivere.
Possiamo partire da oggi o dal luglio del ’97, per me è indifferente, ma probabilmente non lo sarebbe per voi. Per cui partiamo da quella calda domenica di fine luglio, quando ancora dovevo compiere undici anni e venivo direttamente dall’esame di 5a elementare. Ho dei ricordi un po’ nebbiosi del mio ultimo giorno di vacanza a Pietra Ligure, ma mi ricordo che l’anno dopo, quando mi dissero che non saremmo più tornati, piansi per la rabbia di non poter più rivedere gli amici che mi aspettavano come tutte le estati da quattro anni a quella parte.

Fu dura, e ne porto le ferite ancora oggi, tanto che ho deciso di tornare dopo sedici lunghi anni, nei quali mi sono sempre ripromesso di fare quel tratto di strada lungo solo due ore, ma che alla fine, per una cosa o per un’altra, non ho fatto mai.
Ritornare in un luogo così sacro alla memoria è soprendente per due ragioni: notare come nulla sia cambiato ma al tempo stesso di come tutto sia così profondamente diverso da come ce lo ricordavamo.

foto(3)Innanzi tutto sono rimasto sorpreso da come mi ricordassi perfettamente il tragitto che porta dalla piazza principale del paese ai bagni che frequentavo, fino all’appartamento che abbiamo affittato per quattro anni.
E’ stato bello camminare su quel lungomare come facevo quando ero piccolo, quando il mio unico pensiero era quello di vincere a Street Fighter coi miei compagni di giochi; passare nel sottopasso che porta in paese, dovendomi abbassare quasi sulle ginocchia perchè una volta ci passavo, ma oggi è un po’ più difficile; ripercorrere quella via stretta, cinta da una parte dall’Hotel Minerva (brutto come allora) e dall’altra dalla piscina dell’hotel, sempre frequentata da due vecchi in croce; passare davanti al bar dove mi fermavo sempre a giocare ai videogame, con mio padre che mi allungava il 500 lire dicendomi “stasera un solo gettone!”, e poi erano sempre quattro o cinque; riassaporare i profumi della frutta fresca del piccolo negozio sulla destra, resistito alla crisi uguale identico a come me lo ricordavo; arrivare sotto la palazzina e ricordarsela molto più alta di come in realtà sia, guardando quel balcone all’ultimo piano che ha accompagnato tanti miei riposini pomeridiani.

foto(5)La parte più importante ce l’hanno sicuramente i Bagni Gianni: mentre camminavo mi chiedevo cosa avrei fatto se li avessi ritrovati, fnchè mi ci sono trovato davanti. Sembra una cosa stupida, ma l’emozione che ho provato è stata strana, come se fossi tornato indietro nel tempo: tutto è rimasto uguale, i tavolini, le bottiglie sistemate sulle mensole, lo spazio adiacente gli spogliatoi, la passarella che porta in spiaggia.
Anche qui la memoria mi ha giocato un brutto scherzo, perchè io mi ricordavo uno spazio enorme, dove correvamo per giocare a nascondino: invece ci sono poche file di sdraio e lo spazio giusto per cambiarsi e incamminarsi al mare. E’ stato anche straniante vedere il proprietario invecchiato di vent’anni, sempre lì a braccia conserte che fissa il mare, sempre la stessa abbronzatura e la stessa espressione che mi ricordavo così bene. Non ho potuto controllare se nell’angolo cieco c’è ancora un videogame anni ’80: a me piace pensare che ci sia.

La piazzetta con il ristorante preferito dai miei, le panchine dove mi fermavo con la scusa delle fiacche per giocare al GameBoy, l’odore della pescheria all’angolo che non c’è più, dove è rimasta solo la Tecnocasa che aveva i modellini della città che tanto mi piacevano, ma che oggi non ha più.
foto(4)E’ difficile spiegare a parole quello che si prova, detta così sembra una cosa stupida, ma credo sia importante che ognuno di noi, ogni tanto, torni in quei luoghi che tanto hanno fatto bene alla nostra anima di bambini. Fermarsi su una panchina al sole, guardare la gente che passa e chiedersi dove siano finiti tutti quei tuoi coetanei con cui ti sei divertito così tanto.
Come sarà andata la loro vita? Stefano avrà fatto il playboy come prometteva? Valentina sarà diventata la ragazza più bella del mondo come le avevamo promesso noi? Fausto sarà guarito da quella fastidiosa allergia?
Ci eravamo ripromessi di vederci tutti gli anni a luglio, e mi dispiace sia stato io il primo a venire meno alla promessa, anche se per cause di forza maggiore.

Mi piacerebbe un giorno ritrovarli tutti lì, come me, seduti su una panchina al sole sul lungomare, a fissare quelle sdraio e quegli ombrelloni che una volta erano nostri, quando a soli undici anni il mondo sembrava tutto lì e pensavamo di farne quello che volevamo.
Non posso fare altro che rivedermi lì, su quella panchina, fra sedici anni esatti, quando ripenserò ad oggi e a quel pomeriggio torrido di una domenica di fine luglio.

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