Finale è solo sinonimo di addio. [cit.]

Sono giorni che penso a The Dark Knight Rises.L’ho visto cinque giorni fa, e ancora non riesco a capire se mi sia piaciuto o no. Purtroppo questo film ha avuto fin da subito un problema: viene dopo The Dark Knight che era obbiettivamente un capolavoro, al di là della storia di Batman. O forse è solo che lo aspettavo così tanto che poi, alla prova dei fatti, le mie attese non si sono avverate.
Parliamoci chiaro, questo terzo capitolo non è male, fino ad un certo punto la sceneggiatura è scritta bene, ma… bho, c’è qualcosa che non va. Al di là di evidenti buchi di scrittura – come cazzo ha fatto Wayne a tornare a Gotham durante il regime di terrore di Bane? – c’è proprio la mancanza di quella alchimia magica che c’era nei primi due capitoli. Molto belli i dialoghi, soprattutto all’inizio, e soprattutto quello dove Alfred (date l’Oscar a Sir Micheal Caine!) dice tutta la verità che riguarda Rachel, vero spartiacque tra Bruce Wayne e Batman. Tutto il dolore che si prova a dire e a recepire quelle parole sono degni dei primi due film, dove gli scambi di battute molto profondi li avevano resi molto più “film” rispetto ai precedenti.

Però gli americani poi si fanno prendere la mano e esagerano in esplosioni e scazzottamenti. Che poi l’idea di fondo non è assolutamente male: prendere la Rivoluzione Francese (perchè è di quello che si tratta, c’è la rivoluzione del popolo contro i ricchi, la presa della principale prigione della città e i processi sommari) e buttarla dentro a Gotham è sicuramente una bella idea, ma il finale di una trilogia come questa non si può basare solo su questo. Bane poteva essere un cattivo della madonna, ma ha due pecche: la sua fine ingloriosa – da macchietta fumettistica, manco fosse stato un Freezer qualsiasi – e il fatto che è venuto dopo il Joker di Ledger.
Catwoman è ovviamente e giustamente una figa colossale, e mi è piaciuto anche il fatto che in realtà non si veda nemmeno un gatto, ma farla il Batman femminile no. Ma non perchè non sia giusto fare di un character storicamente antagonista un alleato dell’Eroe, ma proprio perchè stona che abbia un ripensamento così repentino alla fine. Parliamoci chiaro: se fosse stata nei primi due film, sarebbe scappata da Gotham, dando a Bruce Wayne un’altra delusione d’amore, e sarebbe stato in linea con la storia malinconica del personaggio.
Talia al Ghul è stata un buon personaggio: bello il colpo di scena in cui si svela che era lei il bambino scampato dal pozzo e che fosse figlia di Ra’s al Ghul; telefonatissimo invece il fatto che fosse lei ad avere il congegno. Bastava eliminare mentalmente tutti i protagonisti, era logico che ce lo dovesse avere lei. Anche lei fa una fine troppo veloce, come se Nolan non vedesse l’ora di sbarazzarsene.

E poi c’è il finale. Il perno di tutte le cose. Molti dicono che il finale non è importante, l’importante è come ci si arriva. E’ una delle cose con cui sono meno d’accordo da tutta la mia inutile vita: se il finale fa cagare, manda a puttane tutto quello che c’è prima. Il finale di questo film fa cagare? No, ma è stonato. Cerco di spiegarvi il perchè.
Bruce Wayne (e Batman) ha sempre avuto un’aura malinconica e solitaria, non solo con questa trilogia: la cosa viene rimarcata nei splendidi dialoghi della prima parte. Non dico che non si meriti questo finale, con un futuro apparentemente felice e tranquillo… però non è quello per cui ci ha preparato Nolan in questi anni. E’ difficile da spiegare, ma io il finale me lo sono immaginato così: la bomba esplode al largo, e tutti pensiamo che Batman sia morto. Fox scopre che in realtà Wayne ha corretto il pilota automatico: Alfred, a Firenze, ordina il suo Fernet e guarda in camera. Ferma il suo sguardo su qualcuno… schermo nero. Perchè secondo me Batman e Bruce Wayne potrebbero essere felici, ma il bello è che noi non dovremmo mai saperlo: perchè il Cavaliere Oscuro che ci ha fatto conoscere Nolan è quello che si vede fino alla discussione che Wayne ha con l’Agente Blake. Poi da lì, in un batter di ciglia, gli torna la voglia di spaccarsi la schiena solo perchè uno l’ha riconosciuto perchè hanno vissuto la stessa tragedia. Quindi tutti quelli che hanno perso i genitori sanno chi è Batman.
Vogliamo parlare quindi di Robin? No. Spero solo che un giorno qualche tizio della Warner Bros non salti su e dica: gente, ma abbiamo già tutto pronto, facciamo un bel film su Robin! Vi prego, no. Nel caso, qualcuno lo abbatta.

Una cosa mi è piaciuta sicuramente: l’insistenza con cui Nolan si sofferma sullo sguardo dei bambini nei momenti topici dei tre finali di questi film.
Perchè per crederci per davvero servono i loro occhi: che poi non sono nient’altro che i nostri.

p.s. la politica di questa specie di blog è che l’autore scrive di getto e poi non rilegge. Quindi se ha scritto cazzate, vogliate perdonarlo.
Gentilmente,
la Direzione.

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